Home Articoli La scuola non serve a niente. L’ultimo libro di Andrea Bajani

E’ uscito di recente in abbinamento a la Repubblica il volumetto di Andrea Bajani  “La scuola non serve e niente” che viene presentato nel seguente modo  “La scuola italiana è lo specchio di un paese di separati in casa: insegnanti da un lato, ragazzi dall’altro. E tutti, intorno, a ripetere che la scuola non serve a niente.  Ma siamo sicuri che la scuola debba servire?”.

Oltre al saggio di Bajani il volume contiene interventi di Massimo Recalcati, Marco Lodoli, Mariapia Veladiano e altri. Riportiamo alcuni passaggi che ci sembrano significativi.

“Oggi, quando un insegnante entra in aula trova lo stesso scenario di facce divise tra sfiducia, attesa, disincanto, noia, curiosità. Oggi però, nulla gli conferisce di per sè autorevolezza. Varcata la soglia dell’aula comincia il suo “atto singolare”, il suo “gesto etico di responsabilità” nei confronti del proprio desiderio” come direbbe Recalcati.
E’ la manutenzione straordinaria che deve vincere il Rinuncianesimo, i condizionamenti, la mancanza di delega, gli stereotipi che avvelenano il pozzo, le paure delle famiglie, la loro totale inesistenza a volte, il loro essere vuoti spalancati come palazzi bombardati, venuti giù, crateri di polvere e calcinacci..
Varcata la soglia dell’aula non restano che quelle energie che consentono la “riabilitazione etica” come Professore della Testimonianza e non come Professore del Nome“.

E Bajani ancora oltre scrive:
“Ne ho visti molti che entravano in classe e facevano il proprio mestiere nell’unico modo possibile:  accendendo gli occhi nell’esercizio della propria funzione, inducendo i ragazzi a desiderare per se stessi i medesimi occhi, sapendo che l’unica strada era quella che passava per Foscolo, gli aminoacidi o Ramsete III.
Soprattutto ho visto che cosa succede a un ragazzo quando un professore fa davvero testimonianza del proprio essere Prof: alza la testa quasi contro la propria volontà, contro la propria accidia, spalanca gli occhi, ammira, adora, alza la mano e poi parla. E il professore lo ascolta.  E poi li ho visti uscire da scuola insieme, ragazzi e Professori della Testimonianza:  li ho visti camminare vicini, e ho visto da dietro ragazzi sulle punte, goffi, oppure spacconi, presuntuosi. Nell’epoca dell’evaporazione del professore, non resta dunque che provare a essere professore per quel che si può. Per amore del proprio paese, del proprio lavoro, e dei ragazzi seduti dietro i banchi.
Fare dono si sè, con le poche energie che si hanno e con quel poco o tanto che si riesce a fare in un’aula, stinti e delegittimati da tutto”

Ed.Laterza, la Repubblica. Prima edizione aprile 2014