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L’anno scolastico 2016-17 per l’Istituto Comprensivo “Rossella Casini” inizierà con l’accoglienza di un gruppo di docenti stranieri che, dal 27 al 29 Settembre, si troveranno presso la Scuola Media Rodari per gli incontri di progettazione per il Progetto Erasmus Plus “Fly”. L’Istituto “Rossella Casini”, ospiterà 13 docenti in rappresentanza dei vari paesi Europei (Finlandia, Germania, Polonia, Turchia, Romania e Italia) partecipanti al progetto. E’ previsto un incontro di saluto con le autorità, il 27 Settembre alle 11:30 con Sindaco e Assessori presso il Comune di Scandicci, e a seguire pranzo in una delle scuole primarie del Comprensivo. Oltre alla programmazione del Progetto ci saranno visite ad alcuni luoghi di particolare interesse del territorio (Museo Ferragamo e al Museo Leonardiano di Vinci) e alla città di Firenze. A novembre, dopo aver selezionato il gruppo di alunni partecipanti, ci sarà il viaggio degli alunni in Romania per partecipare alle attività organizzate dal Liceul Teoretic Pancota di Pancota.

ll progetto F.L.Y. (acronimo di Future Lies In You) è stato ideato dal Gymnazium 11 della città di Lublino in Polonia e si colloca nell’ambito dell’azione KA1 – partenariati tra scuole – del progetto Erasmus plus finanziato dall’Unione Europea. Il titolo originale del progetto è “Early support of students potentially unemployed after completing school education” (Sostegno precoce a studenti potenzialmente disoccupati dopo aver completato il percorso educativo obbligatorio). Esso si propone di offrire un valido supporto a quegli studenti considerati a rischio disoccupazione o abbandono scolastico a causa di scelte di studio sbagliate o anche per mancanza di una adeguata preparazione o motivazione, nonché di un valido supporto da parte delle famiglie.

Il progetto F.L.Y. ha una durata triennale e prevede tre incontri per ogni anno scolastico: il primo è riservato ai docenti referenti e si svolge in tre giorni, durante i quali gli insegnanti discutono i dettagli del progetto, quali l’organizzazione delle mobilità degli studenti, i criteri di selezione degli stessi e i metodi di valutazione del progetto. Il secondo e il terzo incontro incontro vedono la partecipazione attiva degli studenti alle attività previste nella scuola ospitante.
Il progetto offre a un gruppo di 12 studenti per ogni scuola, selezionati all’inizio di ogni anno scolastico, l’occasione unica di venire a conoscenza delle varie possibilità educative offerte dal contatto con realtà locali, regionali ed europee presenti nel mercato del lavoro, ma anche di incontrare persone che hanno avuto successo grazie alla loro intraprendenza, alla flessibilità e alla disponibilità a spostarsi.

Durante il primo anno di attività (a.s. 2015/2016) i ragazzi della Scuola Rodari hanno visitato alcuni laboratori artigianali di falegnameria e pelletteria, oltre che un oleificio e un salumificio, toccando così con mano in questi settori specifici dell’economia toscana, quelle che sono le competenze e i requisiti necessari per intraprendere una carriera lavorativa, che spesso altrimenti restano per loro concetti astratti difficili da comprendere. Grazie a questo essi hanno potuto perciò analizzare la propria personalità, i propri punti di forza e le proprie difficoltà e quindi scegliere un percorso educativo a loro più congeniale. In particolare è stata data loro la possibilità di migliorare non solo le proprie competenze linguistiche, poiché il progetto si basa sull’uso della lingua inglese come mezzo di comunicazione tra gli studenti, ma anche attitudinali, attraverso il confronto con studenti di altri paesi e il contatto con ambienti e modi di vita diversi.

L’Istituto Comprensivo “Rossella Casini” con la scuola secondaria di primo grado “Rodari” è uno dei partner insieme ad altre 6 scuole di altri 5 paesi europei: Romania, Germania, Turchia, Finlandia e Polonia a cui si aggiunge il liceo scientifico “Galilei” di Palermo, seconda scuola italiana partecipante. Purtroppo da quest’anno scolastico la scuola di Istanbul non farà più parte del progetto, a causa di problemi interni.
Nell’anno scolastico 2015/2016 la prima mobilità si è svolta a Novembre presso il Gymnazium 11 a Lublino in Polonia per i soli docenti referenti del progetto allo scopo di programmare le attività previste. La seconda mobilità ha visto la partecipazione di 4 ragazzi tra quelli scelti e si è svolta presso il liceo scientifico “Galilei” di Palermo nel mese di Marzo.
Nel mese di Maggio altri 4 ragazzi del gruppo scelto si sono recati nella scuola di Liperi in Finlandia per l’incontro finale.
Opportunità prezione di formazione, dunque, che l’Europa ci offre, e che spesso non vengono valorizzate abbastanza, ma rappresentano senza dubbio il futuro di una scuola moderna, al passo con i repentini cambiamenti della società in cui viviamo.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa bella lettera pervenuta ai nostri uffici durante l’estate, da parte dei genitori di Samuele e Niccolò.

 

“Era bello sapere che nonostante la nostra mancanza, loro potevano giocare e divertirsi in un ambiente come il Makarenko, mai dato per scontato, con la consapevolezza dalla vostra presenza e alla reciproca fiducia.

Avete accolto i nostri figli con competenza e professionalità, ma soprattutto con amore, pazienza e umiltà tali da creare un legame affettivo anche con noi… Noi genitori che vivevamo per la prima volta l’ esperienza del distacco, che passavamo l’attesa della riconsegna fuori da quell’asilo insieme ad altri genitori, pronti a confrontarci, e a condividere pensieri, oppure a cercare invano di resistere alla tentazione di sbirciare i nostri piccoli in giardino!

Grazie perché con voi abbiamo imparato a muovere i primi passi da genitori.
Samuele adesso è alla scuola primaria si trova ad affrontare tanti nuovi argomenti, materie, compiti, tutto ciò con una bella solida base sicura di curiosità e voglia di fare che voi tutte avete contribuito a formare negli anni precedenti, con programmazioni accurate, molteplici attività, tanti progetti e uscite didattiche!

Che sorpresa quando due anni fa Niccolò ricevuta in regalo la sua prima bicicletta senza ruotine disse :
“Lasciatemi fare da solo, ho imparato a scuola!”  E saltando al volo sul sellino partì pedalando sicuro… grazie a Carmine e al progetto Brisken!

Potrei citare tantissime altre attività che hanno lasciato un segno indelebile…
Come il progetto sulla musica … e la conseguente richiesta della batteria a Natale…
oppure l’orto…  e via tutti a cucinare…  per non parlare di quello sulle emozioni… che ci ha aiutato a conoscerci a fondo…

Tutto ciò fatto con grande passione per il proprio lavoro, che però a noi piace definire missione, perché per gestire tante dinamiche è richiesta una grande capacità di empatia grande abilità ma anche infinita pazienza, spesso più con i genitori che con i bambini!

Momenti preziosi i bellissimi laboratori, ogni volta ci mettevate alla prova con molta fantasia (a volte diabolica!) nella creazione del regalo che avrebbe ricevuto nostro figlio da Babbo Natale… o il costume di carnevale da esibire durante la festa.

Preparazioni di scenografie e costumi per le recite nel salone della scuola o al Castello dell’Acciaiolo con l’ indimenticabile Gruffalò!  Quanto ci piacevano le riunioni (strano a dirsi) brevi ritagli di tempo per ascoltare voi maestre e far due chiacchiere davanti ad un caffè ed un pezzo di torta, occasioni che ci hanno fatto sentire per questi anni parte della struttura come fossimo a casa nostra.
Ci avete accolto e fatto sentire sempre protagonisti insieme a voi nella crescita “consapevole” dei nostri figli, collaborando fianco a fianco !

E’ per noi importante dirvi che siete state preziose e la speranza è quella di poter incontrare sulla nostra strada ancora delle persone che come voi vivono il lavoro come una missione d’amore per gli altri. Grazie per le regole che avete saputo insegnare per la disponibilità a capire ogni carattere, per i sorrisi che avete dispensato, grazie, soprattutto, per aver insegnato a condividere, a tollerare, ad avere rispetto.

Un grazie speciale va anche a tutto il personale che ha accolto ogni mattina i bambini sempre con un bel sorriso e che ha contribuito in tutto e per tutto alla riuscita del vostro lavoro!
Ci sentiamo onorati di avervi affidato i nostri  figli. Vi ringraziamo infinitamente  per  quanto  avete  dato, sperando che anche voi possiate conservare nel cuore i volti dei nostri figli, sicuramente fortunati per aver incontrato brave educatrici come voi!!!”

I genitori di Samuele e Niccolò

“Conservare lo spirito dell’infanzia
dentro di sé per tutta la vita
vuol dire conservare la curiosità di conoscere
il piacere di capire
la voglia di comunicare”
(Bruno Munari)

Cos’è l’educazione all’imprenditorialità? Perché è importante la sua integrazione nei sistemi educativi?
Il nuovo rapporto di Eurydice appena pubblicato, “Entrepreneurship Education at School in Europe 2016”, si basa sulla definizione europea di imprenditorialità quale competenza chiave che “si riferisce all’abilità individuale di trasformare un’idea in azione”. In questo concetto rientrano non solo la capacità dei giovani di iniziare e gestire un’attività in proprio, ma anche “la creatività, l’innovazione e l’assunzione del rischio, così come la capacità di pianificare e gestire progetti per raggiungere degli obiettivi” (Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18/12/2006).

In ambito educativo, questo significa sviluppare negli studenti di tutte le età le competenze e la mentalità necessarie per trasformare le idee creative in azioni imprenditoriali e sostenere così anche lo sviluppo personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupabilità. In un periodo di crisi economica, di bassi tassi di occupazione e, più in generale, di un panorama economico-sociale molto complesso, l’educazione all’imprenditorialità sembra essere una possibile via d’uscita per le giovani generazioni.

Una delle principali conclusioni a cui giunge il rapporto, tuttavia, è che ancora nessun Paese ha pienamente integrato l’educazione all’imprenditorialità nei propri sistemi di istruzione, nonostante 11 sistemi sui 38 presi in esame, prevalentemente nell’area nordica, abbiano una strategia specifica sull’educazione all’imprenditorialità, e 18 la inseriscano in una strategia globale più ampia. Per capire meglio quanta ancora sia la strada fare, un dato interessante lo riporta un’indagine di Eurobarometro secondo cui solo il 23% del campione intervistato ha partecipato a corsi o attività a scuola finalizzati a trasformare le idee in azione o a realizzare un proprio progetto. La percentuale di chi ha partecipato è più alta fra i giovani (il 34% fra il 15-24enni), e diminuisce via via che si sale con l’età. Il dato italiano in questa indagine si attesta fra i più bassi, circa al 16%.

A livello europeo le indagini di Eurobarometro mettono in luce un generale scetticismo dei giovani sulla possibilità che l’attività imprenditoriale possa costituire una valida soluzione all’attuale crisi del mondo del lavoro. Più del 50% dei giovani europei di età compresa fra 15 e 29 anni non ha intenzione di iniziare un’attività in proprio e il 17% intende farlo in futuro, ma solo il il 5% lo ha già fatto; mentre il 22% vorrebbe iniziare un’attività ma lo ritiene troppo difficile. In Italia l’idea di diventare imprenditori sembra più popolare: posizionandosi molto al di sopra della media europea, il 65% della popolazione di età compresa fra i 18 e i 64 anni ritiene l’imprenditorialità una scelta lavorativa auspicabile, anche se solo l’11% ha intenzione di iniziare un’attività nei prossimi tre anni. Quando poi si vanno a considerare risultati più concreti, l’Italia risulta avere le percentuali più alte con il 13,7% fra i giovani occupati 20-24enni che hanno iniziato un’attività in proprio, e il 16,2% fra i 25-29enni. Nonostante questi dati possano nascondere il fenomeno dei falsi lavoratori in proprio, il dato rimane comunque alto.

Nonostante questo, l’Italia non ha ancora sviluppato una strategia nazionale specifica sull’educazione all’imprenditorialità che, comunque, è inserita come materia cross-curricolare o integrata nei curricoli dei livelli primario e secondario inferiore e superiore.
Le recenti misure sul rilancio dell’alternanza scuola-lavoro contenuto nella “Buona scuola” (Legge 107/2015) e la previsione di attività di formazione in servizio per i docenti su alternanza e imprenditorialità vanno certamente nella direzione di dare all’educazione all’imprenditorialità uno spazio nel nostro sistema di istruzione. Guardando i dati sulle intenzioni e sulle percezioni dei giovani verso l’imprenditorialità e considerando che l’Italia è una Paese con un’economia storicamente legata alle piccole e medie imprese, quello dell’educazione all’imprenditorialità è sicuramente un campo in cui, con una strategia nazionale mirata, si possono raggiungere risultati interessanti nel contenimento della disoccupazione giovanile.

Eurydice è la rete europea che raccoglie, aggiorna, analizza e diffonde informazioni sulle politiche, la struttura e l’organizzazione dei sistemi educativi europei. Nata nel 1980 su iniziativa della Commissione europea, la rete è composta da un’Unità europea con sede a Bruxelles e da varie Unità nazionali.

Dal 1985, l’Indire è sede dell’Unità nazionale italiana.

Link utili:

Articolo di Erika Bartolini uscito su  http://www.indire.it  il 22 Febbraio 2016.

L’Agenzia Formativa del Comune di Scandicci in collaborazione con Cesvot e Europe Direct Firenze organizzano il seminario

Chi vuol essere Europeo? Presentazione del Programma Erasmus +

GIOVEDI’ 26 NOVEMBRE 2015
ore 16.00 – 19.00

Fabbrica dei Saperi (P.za Matteotti, 31 – Scandicci)

Le opportunità dei fondi europei sono numerose, ma spesso per la loro complessità rimangono accessibili solo agli addetti ai lavori. L’incontro di formazione ha l’obiettivo di fornire un primo livello informativo e di orientamento alla progettazione europea con le nuove misure previste dal Programma Erasmus + (2014-2020) rispetto ai prossimi bandi in scadenza.
Il seminario è rivolto in modo particolare agli animatori e agli operatori delle associazioni di volontariato che lavorano nell’ambito delle politiche giovanili.

Programma

Chi vuol essere Europeo?
Saluto di Diye Ndiaye, Assessore alla Cooperazione Internazionale
Introduzione ai lavori a cura di Giusy Rossi, Comune di Scandicci

Presentazione dei risultati della ricerca del Progetto Europeo “MOBility as a source of personal and professional Growth, Autonomy and Employability” condotta da Accademia Europea Firenze in 14 paesi d’Europa sulla valutazione dell’impatto di lungo periodo della mobilità internazionale sui giovani cittadini Europei.
( www.mobgae.eu )
Silvia Volpi, Accademia Europea di Firenze

Cambiare vita, aprire la mente. Presentazione del nuovo Programma Erasmus +, con particolare riferimento ai bandi rivolti alle associazioni nell’ambito delle politiche giovanili.
Stefania Zamparelli, Europe Direct Firenze

L’ABC della progettazione, dall’idea al formulario
Pablo Salazar, Settore formazione e progettazione Cesvot

Question time. Domande e risposte.
Ore 19 Aperitivo di lavoro

La partecipazione è gratuita fino a esaurimento posti.
E’ previsto il rilascio di un attestato.

Per necessità organizzative l’iscrizione al seminario è obbligatoria
comunicando i propri dati all’e-mail: educard @ scandiccicultura.it
possibilmente entro il 24 Novembre 2015.
Scarica il depliant
Maggiori informazioni
Tel. 055.7591593

Evento facebook:
https://www.facebook.com/events/1064800763560507/

Scandicci, città del futuro.  La Facoltà di Scienze della Formazione dell’Ateneo di Firenze, in collaborazione con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione e il suo Centro Risorse Educative e Didattiche ha avviato un’indagine sul territorio rispetto al contributo che la Libera Università di Scandicci può dare a una città in trasformazione, orientata a uno sviluppo sostenibile e inclusivo, alla cittadinanza attiva e alla realizzazione delle aspirazioni dei cittadini. L’intento è di raccogliere le opinioni e i commenti dei partecipanti ai corsi, ai collaboratori al progetto, sul percorso formativo svolto, sul ruolo che l’apprendimento ricopre all’interno della loro vita e della comunità ma anche per esprimere la propria personale visione della città del futuro.
Una “città che apprende” è fondata sull’ideazione di servizi innovativi, sull’applicazione delle nuove tecnologie a servizio del cittadino e orientata sempre più alla sostenibilità ambientale, alla creazione di opportunità lavorative, alla coesione sociale. Città nelle quali si dà importanza alla qualità della vita, in cui dunque l’educazione e l’apprendimento possono promuovere il benessere delle persone, e di un’intera comunità, nel corso della loro intera esistenza.

Scandicci è stata scelta come oggetto d’indagine perchè è una città vocata alla contemporaneità, molto attiva in ambito culturale, attenta ai nuovi linguaggi espressivi e promotrice di percorsi formativi aperti e specifici per tutte le fasce d’età. Scandicci si caratterizza per molteplici attività legate alla musica (“Progetto Live”,  Scuola Comunale di Musica) al teatro (Teatro Studio “Mila Pieralli”, Aurora di Sera), alla lettura (Biblioteca, progetto “Libernauta”, progetto “Il libro della vita”, progetto “Nati per leggere”), alla formazione continua (corsi formativi “Libera Università”), solo per citarne alcune, e per l’alto tasso di partecipazione alle iniziative proposte da parte della cittadinanza.
Se sei entrato in contatto con una di queste attività negli ultimi cinque anni esprimi la tua opinione, compila il questionario, attraverso questo  link

oppure vieni a trovarci in occasione della Fiera, dal 3 al 11 Ottobre a Gingerzone alla
Mostra fotografica del laboratorio itinerante di scrittura giornalistica e fotografia della Libera Università di Scandicci dal titolo “La città che apprende”, a cura di Massimo D’Amato e Isabella Mancini.

Dal 3 all’11 Ottobre 2015
Gingerzone (piazza del Mercato)
Inaugurazione Sabato 3 Ottobre ore 18

Orari di apertura:
Sabato dalle 15 alle 23
Domenica e Giovedì dalle 11 alle 23
Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì dalle 17 alle 23

Info, in orario d’ufficio: Tel. 055.7591596
email: segreteria @ scandiccicultura.it
Blog del progetto scandicci.info

La professione docente resta ancora una scelta di carriera allettante?
Quali sono le condizioni di lavoro degli insegnanti? Chi li valuta? Come sono formati per svolgere il loro lavoro? Quanto sfruttano la mobilità internazionale per la loro formazione?

L’ultimo rapporto di Eurydice cerca di rispondere a queste ed ad altre domande attraverso un’analisi della correlazione tra le politiche educative che regolano la professione docente in Europa e i comportamenti, le pratiche e le percezioni dei docenti stessi, nel tentativo di offrire dati concreti che possano influenzare le politiche in questo settore.
L’analisi ruota attorno a cinque assi che sono, infatti, di primaria importanza a livello politico: contesto demografico e di lavoro; formazione iniziale e transizione verso la professione; sviluppo professionale continuo; mobilità transnazionale e infine, l’attrattività della professione.

Il rapporto riguarda nella fattispecie i quasi 2 milioni di docenti che insegnano nelle scuole secondarie inferiori dei 28 Stati membri dell’UE, dell’Islanda, Liechtenstein, Montenegro, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Norvegia, Serbia e Turchia. Si basa su dati qualitativi e quantitativi tratti dai documenti ufficiali dei paesi esaminati (fonte Eurydice) e su dati statistici (fonte Eurostat/UOE), combinati ad un’analisi secondaria dell’indagine OCSE TALIS 2013. L’anno di riferimento è il 2013/2014.

Tra i dati emersi dallo studio, scopriamo che è soprattutto grazie a Erasmus+ che docenti in servizio e futuri docenti realizzano mobilità per studio o sviluppo professionale all’estero. Quasi un quarto degli “insegnanti in mobilità” è stato all’estero per motivi professionali grazie a questa misura, mentre programmi di formazione finanziati a livello nazionale o regionale permettono una formazione in Europa in 1 caso su 10. Quest’anno in Italia saranno oltre 1.700 i docenti di scuole italiane che l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire ha selezionato e che nei prossimi mesi partiranno per svolgere un corso di formazione o un periodo di codocenza in scuole europee, un dato che rappresenta un incremento dell’8% rispetto allo scorso anno.

I dati sul contesto demografico evidenziano ancora che la professione docente è appannaggio del genere femminile. Registrano, inoltre, il rischio di una prossima carenza di personale docente a livello europeo: due terzi sono infatti over 40 e circa il 40% andrà in pensione nei prossimi 15 anni. L’Italia ha gli insegnanti più “vecchi” d’Europa: assenti quasi del tutto i docenti delle scuole secondarie di I grado sotto i 30 anni, mentre circa il 44% ha fra i 50 e i 59 anni e gli over 60 sono quasi il 20%.

Tra i numerosi dati offerti dallo studio si trovano anche quelli sulla valutazione, aspetto  analizzato nell’ottica di un miglioramento della percezione della professione docente. Principalmente la valutazione dei docenti spetta al capo di istituto o a un valutatore esterno, su base regolare o in specifiche circostanze, e può anche comprendere forme di autovalutazione.

Per consultare il rapporto:
The Teaching Profession in Europe: Practices, Perceptions, and Policies
http://www.indire.it/lucabas/lkmw_img/eurydice/teaching_profession_2015_EN.pdf

È disponibile anche un’Appendice contenente i dati statistici:
http://www.indire.it/lucabas/lkmw_img/eurydice/teaching_profession_2015_appendix_EN.pdf

Fonte: Indire.it

Tra il 6 e il 10 ottobre oltre 1300 italiani hanno partecipato a un sondaggio sulla scuola curato da Ilvo Diamanti, uno dei maggiori studiosi dei fenomeni sociali. I risultati sono stati presentati su La Repubblica del 18 ottobre.

Riportiamo alcuni passi della relazione che analizza anche il consenso popolare sul piano del Governo “La buona scuola” (assai elevato, 60%,  rispetto a quanto assegnato al piano precedente del governo Berlusconi, 37%. Interessante notare come il progetto attuale sia visto meglio dai giovani mentre quello della Gelmini vedeva una maggiore aspettativa tra gli adulti/anziani).

Le riforme annunciate da Renzi piacciono molto agli italiani: più studio delle lingue straniere (96%) e delle competenze digitali (90%), maggiore spinta per l’alternanza scuola/lavoro (90%). E si predilige nettamente il finanziamento alle scuole pubbliche su quelle private.

I cittadini guardano ancora con una fiducia alla scuola (53%) anche se il consenso negli ultimi anni ha perduto molto spazio. Il 60% si dice soddisfatto del funzionamento delle scuole, in primo luogo elementari (65%) e universitarie, molte meno le secondarie di primo grado (le vecchie medie).

Il prestigio della professione docente continua ad essere ritenuto elevato e in crescita rispetto al recente passato: il 53% ritiene prestigiosa la professione del maestro/maestra delle primarie; il 58% considera prestigiosa la professione del docente universitario; per i docenti delle superiori registriamo il 46% mentre per quelli delle medie si scende al 43%. Ma qui troviamo una forte domanda di meritocrazia perché non tutti i docenti sono motivati, preparati, capaci…

Il disincanto prevale comunque sulle prospettive future: il 73% ritiene, infatti, che la posizione sociale dei giovani, rispetto a quella dei genitori, sia destinata a peggiorare. E cresce la quota di popolazione convinta che la ‘fuga all’estero‘ sia per le nuove generazioni un’ottima scelta (lo pensano ben 7 italiani su 10).

Ilvo Diamanti conclude la sua riflessione così: “la mobilitazione dei giovani ‘contro’la riforma mi sembra comunque utile. A promuovere, oltre che a ‘riformare’, la riforma stessa. Un modo per ribadire -gridare- al governo, ai soggetti e agli uomini politici: la scuola, prima di tutto”.

Nota: a Scandicci il Castello dell’Acciaiolo di notte. Sede dell’Istituto Tecnico Superiore M.I.T.A. una delle esperienze nazionali innovative nello sperimentare il collegamento formazione/istruzione/lavoro

 

 

 

 

 

Un articolo della ricercatrice Angela Martini sul num.35 di settembre/ottobre 2014 della rivista PSICOLOGIA e SCUOLA
Alla fine dello scorso anno sono stati forniti i risultati dell’ultima indagine PISA (Programme for International Student Assessment), il programma per la valutazione internazionale degli studenti promosso dall’OCSE che misura, a cadenza triennale con prove standardizzate, le competenze di base degli studenti di 15 anni in tre aree: comprensione della lettura di testi scritti, matematica, scienze. L’indagine si differenzia da altre di natura comparativa sugli apprendimenti in quanto il campione è definito in base all’età (15 anni) e non alla classe scolastica frequentata e vengono misurate le competenze maturate nelle tre aree chiave sia attraverso la frequenza della scuola sia grazie all’intera esperienza di vita (e dunque anche al di fuori dell’educazione formale).

L’Italia ha ottenuto un risultato che, in ognuno dei tre ambiti, la colloca al di sotto della media dei Paesi OCSE (anche se le regioni del Nord hanno risultati superiori alla media OCSE).

Riportiamo l’ultima parte dell’articolo che indaga anche l’influenza della condizione socio-economico-familiare sulla differente capacità nell’apprendimento da parte di maschi e femmine.

“Le politiche cosiddette di ‘pari opportunità’ si basano sul presupposto dell’esistenza di forme esplicite e occulte di discriminazione a danno del sesso femminile variamente operanti. Se ciò rimane probabilmente vero per l’ambito delle carriere professionali e per altri settori della vita sociale, forse non lo è per quanto riguarda il contesto scolastico. Dal campione PISA 2012 emerge che fra gli alunni in ritardo, che cioè a 15 anni hanno ripetuto una o più classi, il 61% sono maschi e il 39% femmine. Inoltre, tra i ragazzi solo il 36% frequenta il liceo, mentre fra le ragazze la percentuale sale al 60%. Questi dati fanno pensare che il sistema d’istruzione eserciti di fatto una selezione più severa nei confronti dei maschi: sono più facilmente espulsi dal sistema scolastico e incontrano più difficoltà nel percorrere senza intoppi l’itinerario educativo e nell’accedere alle scuole più orientate in senso accademico, soprattutto se l’origine sociale è modesta. Al successo femminile negli studi contribuisce la maggiore adattabilità delle ragazze alle esigenze del contesto scolastico e la superiorità nella competenza di lettura e in genere nelle abilità verbali, particolarmente premiate dalla scuola.
L’altra faccia della medaglia è che la migliore riuscita femminile si accompagna al permanere di stereotipi di genere sugli studi e sulle professioni più adatte all’uno e all’altro sesso che fanno sì che, prima nella scuola secondaria e poi nell’università, le ragazze siano assai meno presenti dei ragazzi nei settori delle scienze e delle tecnologie, con conseguenti ripercussioni sulle successive opportunità di lavoro e di carriera”.

Quando l’offerta al ribasso rischia di togliere spazio alla domanda di qualità” di Aldo Fortunati e Arianna Pucci sul numero di Settembre 2014 della rivista Bambini

L’articolo, basandosi su rilevazioni realizzate anche appositamente in alcuni Comuni, evidenzia la crescita degli accessi anticipati alla scuola dell’infanzia (oltre 90mila) più che doppia di quelli che frequentano uno Spazio-gioco o un Centro Bambini-genitori (40mila) e ormai ben oltre la percentuale di un terzo di quei bambini che frequentano un Nido (250mila).

Gli autori segnalano la scarsa attenzione data al fenomeno: “e chi fosse ancora affezionato –o prigioniero- dell’antica querelle secondo la quale la gloriosa storia dei nidi comunali sarebbe offesa dall’attacco del privato attraverso processi di esternalizzazione può darsi pace; il tema attuale non è questo perché, come vedremo, i nidi privati tirano avanti con difficoltà o chiudono, e così anche quelli pubblici, perché la vera competizione non è fra pubblico e privato, ma fra nidi e scuole dell’infanzia, dunque spesso tra pubblico e pubblico.
I nidi –sia pubblici che privati- sono oggi affratellati dalla prospettiva di non reggere a un mercato che non riesce a coprire i costi di gestione e che tende a ‘sputare fuori’ le famiglie, mentre le più flessibili scuole dell’infanzia –sulle quali non si avanza alcuna riflessione circa i costi- sono prodighe di accoglienze favorite dalla persistente decrescita demografica e dalla almeno discutibile teoria secondo cui le scuole stanno in piedi se garantiscono gli organismi degli insegnanti piuttosto che i diritti dei bambini alla cura e alla educazione”.

Per semplicità l’Italia è divisa in due:
-il Centro-nord che cerca di resistere intorno a un sistema che ha al suo centro il nido (il 25% è accolto in queste strutture e solo il 3% è la percentuale di bimbi anticipatari nella scuola dell’infanzia);
-il Mezzogiorno, che ha da tempo abdicato a un progetto di educazione per i più piccoli e che mescola la funzione surrogatoria delle scuole dell’infanzia con il, da sempre fallace, travisamento del concetto di bambino competente in una interpretazione stupidamente preconizzante della sua educazione (qui solo il 7% è accolto in un nido, tanti quanti vengono anticipatamente accolti in una scuola dell’infanzia; a Napoli e Palermo, si registra il sorpasso degli anticipatari rispetto ai frequentanti il nido).

Dall’indagine poi emerge la corsa ad ostacoli delle famiglie nei percorsi di inserimento nei nidi: “Nella media del campione esaminato il 12,9% delle famiglie che formalizza una domanda di iscrizione al nido rinuncia al posto nel momento in cui esso gli viene attribuito. Una volta iniziata la frequenza il gioco non è finito perché un cospicuo numero di bambini viene dimesso nel corso dell’anno (forse uno dei motivi è proprio il passaggio alla scuola dell’infanzia e, dunque, in barba a ogni pur minima attenzione alle sue esigenze di stabilità relazionale). Infine, tra le famiglie i cui bambini frequentano per tutto l’anno, più di una su dieci risulta iscritta nel registro dei morosi”.
Gli autori pongono una domanda provocatoria: “è forse diminuita l’attenzione delle famiglie verso l’offerta del nido e forse non c’è bisogno di sviluppare ulteriormente l’offerta visto che anche le liste di attesa stanno scomparendo?”.

L’articolo poi analizza gli elementi positivi e quelli critici del recente disegno di legge recante “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai 6 anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento”, in discussione al Senato e che sarà oggetto di riflessione al convegno di Scandicci del 7 novembre 2014.