Home Interviste “Campioni nella memoria”: intervista a Barbara Trevisan

Ricordare, mantenere viva la memoria, conoscere per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta: la mostra itinerante “Campioni della Memoria” sulla Seconda Guerra Mondiale e i campi di concentramento si pone proprio questi obiettivi.

Nata nel 2013 da un’idea di Barbara Trevisan, docente dell’Istituto comprensivo “Altiero Spinelli” di Scandicci, e sostenuta dal Comune di Scandicci e Scandicci Cultura, “Campioni della Memoria” è una raccolta di storie sulla resistenza e sui campi di concentramento, legate tra loro da un filo conduttore molto particolare: i protagonisti, infatti, sono tutti sportivi (professionisti e non), finiti nei lager per motivi religiosi, etnici o politici. Donne e uomini che hanno cercato di non piegarsi alle costrizioni dei regimi, e che spesso hanno pagato con la vita questa loro scelta.

La redazione del blog di Edu Card ha incontrato Barbara Trevisan per parlare di com’è nata la mostra, che oggi sta girando tutta Italia…

Com’è cominciata la tua “passione” per la Resistenza?
La mia storia personale mi ha portata a occuparmi di Memoria e Resistenza, poiché alcuni miei cari sono stati deportati nei campi di concentramento. Inzialmente mi limitavo soltanto a raccontare la loro storia ai miei studenti durante le lezioni, spesso su sollecito dei colleghi. Nonostante ripetessi più o meno sempre le stesse cose, ogni volta per me era un’emozione nuova, anche perché vedevo che i ragazzi erano molto interessati. E’ così che mi sono convinta che la trasmissione della memoria spetta a tutti, sì, ma in modo particolare tocca a coloro che hanno avuto modo di sperimentare la tragedia delle deportazioni.

E l’idea di parlare degli sportivi deportati com’è arrivata?
Io sono insegnante di educazione fisica: lo sport è parte del mio lavoro. Un giorno ho visto la mostra “I record dimenticati”, del giornalista Jo Santoro, sulle atlete ebree scomparse dopo la II guerra mondiale, e così nel 2012 mi è venuto in mente di approfondire il tema. Da lì è partita la mia ricerca, cominciata su internet e portata avanti con fatica. Non è stato semplice trovare associazioni sportive e comuni disposti a darmi una mano…
Sempre nello stesso anno, nel frattempo, ho avuto modo di visitare la mostra di Laura Fontana “Sport, sportivi e giochi olimpici nell’Europa in guerra (1936- 1948)”. La mostra era molto professionale, il che inizialmente mi ha demoralizzata, ma poi mi sono fatta forte del fatto che io non sono una ricercatrice. Sono piuttosto una cucitrice di storie da raccontare ai ragazzi, perché sono le storie di vita vissuta che interessano loro davvero e che possono, per questo, insegnare loro qualcosa.

E com’è andata avanti?
Ho continuato la ricerca e ricevuto l’appoggio delle istituzioni di Scandicci (Comune e Scandicci Cultura in primis) fino a quando, nel 2013, ho pubblicato un libriccino autoprodotto ed esposto la mostra nella scuola dove insegno e nella Biblioteca di Scandicci. Da quel momento, ogni anno, gli studenti della scuola media Spinelli sono stati coinvolti in un progetto interdisciplinare sulla Memoria che si conclude sempre con un commovente spettacolo teatrale.
La mostra è piaciuta molto. Anzi, direi proprio che ha avuto un successo inaspettato. Tanto che poi è stata portata a Prato, nel 2014, e nel 2015 ha girato e sta girando tra Bergamo, Marzabotto, Friuli…e la cosa più bella è che ogni volta si arricchisce di tasselli e di nuove storie…