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Arianna Papini Acciaiolo

Una giornata a Scandicci per scommettere sull’approvazione di una legge di riforma degli interventi dedicati alle bambine e ai bambini da 0 a 6 anni. Per rafforzare nelle nostre città l’offerta di servizi a sostegno delle famiglie; per offrire strutture più capillari ed economiche non esclusivamente a carico dei Comuni e degli utenti; per sostenere l’occupazione femminile diretta e indiretta; per rilanciare l’occupazione giovanile in servizi qualificati alla persona; per semplificare il sistema e liberare risorse dei Comuni e delle Regioni.
Un miliardo all’anno nei primi tre anni per avviare un processo virtuoso che cambierebbe le nostre comunità locali rendendole più accoglienti e creative.

E se le famiglie italiane potessero trovare più facilmente un nido sotto casa perché la società si fa carico di questo problema non lasciandolo alla discrezionalità di enti locali più o meno sensibili (ancora troppo pochi)?
Se potessero pagare una tariffa di € 200 al mese perché l’accudimento della prole diventa un servizio di interesse generale e per tutti i bambini?
Se la percentuale di bambini accolti nelle strutture della prima infanzia fosse il 33% come ci chiede l’Europa e non il misero 14% attuale (con alcune regioni del sud che si fermano al 2,5%)?

Se le donne avessero la possibilità di lavorare sapendo di avere i propri figli in strutture di accoglienza e cura di qualità, come avviene nel resto dell’Europa? Se i mille nidi in mille giorni promessi da Matteo Renzi il 1° settembre us si traducessero in realtà?

Se lo Stato sostenesse gli investimenti dei Comuni e non, come accade ora, costringerli a far leva sui bilanci dei più virtuosi creando alibi a chi non ha la stessa attenzione e sensibilità (nel 2013 i Comuni per i propri servizi alla prima infanzia hanno speso oltre 1miliardo e 300milioni di euro)?
Se le scuole dell’infanzia si legassero ai nidi in un percorso di continuità 0/6 assai più rispettoso della maturazione e socializzazione dei bambini nella prima e delicatissima fase della loro vita? Se vi fosse una formazione comune per educatori dei nidi e insegnanti delle scuole dell’infanzia?
Se i Comuni potessero svincolarsi dal patto di stabilità quando realizzano strutture per l’infanzia?
Se i Comuni non fossero costretti dalle prescrizioni del ‘servizio a domanda individuale’ ?
Se le nostre città fossero più attente alle relazioni sociali, cambierebbe qualcosa nel PIL?
La scommessa proposta da Scandicci è che tutto questo possa accadere entro il 2015.

Venerdì 28 novembre (ore 9,30 / 17,30) si è tenuto, nell’Auditorium di piazza della Resistenza, un incontro per spingere il Parlamento ad approvare il disegno di legge n. 1260 che prefigura un “sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni per il diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento”.
Accanto al Comune, tutti gli enti locali della Conferenza per l’Istruzione fiorentina Zona Nord/Ovest, la Regione Toscana, l’Istituto degli Innocenti, l’Anci Toscana, l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Università degli Studi di Firenze, il Gruppo nazionale Nidi&Infanzia
I presenti alla giornata di Scandicci del 28 novembre 2014 rivolgono un appello:
– al Presidente della Repubblica
– al Presidente del Consiglio dei Ministri
– al Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza

perché si arrivi in breve tempo all’approvazione di una Legge che, in coerenza con la Raccomandazione della Commissione Europea del 20 febbraio 2013, tenga conto dei diritti dei bambini e delle bambine e della crescita qualitativa realizzata dai servizi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia negli ultimi decenni.

Una legge di riforma del settore dei servizi educativi che:

1) riconosca l’unitarietà del percorso educativo da zero a sei anni all’interno di una visione organica del sistema di istruzione e formazione;

2) definisca le diverse tipologie dei servizi per l’infanzia e la loro natura educativa, abrogando la definizione del nido come servizio a domanda individuale;

3) dia nuovo impulso all’estensione dei servizi per l’infanzia e alla generalizzazione delle scuole dell’infanzia, contribuendo a sanare gli squilibri territoriali esistenti nella condizione sociale dei bambini fin dai primi anni di vita, con un apposito piano di finanziamenti che sostenga la creazione di nuovi servizi e la loro successiva gestione;

4) escluda dal patto di stabilità gli interventi pubblici relativi al funzionamento dei servizi educativi e istituisca meccanismi stabili di finanziamento pubblico, che vedano la compartecipazione dei diversi livelli di governo alla spesa per i servizi per l’infanzia e per le scuole dell’infanzia.

Seguono i nominativi……

Recentemente il libro per le scuole d’infanzia sull’educazione alla differenza di genere “Nei panni di Zaff” ha creato discussioni tra alcuni genitori e gli insegnanti della Scuola Ciari che avevano deciso di adottarlo come testo scolastico. Da questo ne è scaturita una ricca riflessione delle insegnanti e dei genitori che si sono confrontati in modo aperto e costruttivo.

Qui il racconto delle educatrici:
Educarsi alle differenze di genere, un progetto sulle differenze e gli stereotipi di genere in una sezione con bambini di 4/5 anni della scuola dell’infanzia.

Sono le undici e trenta, inizio del mio turno come insegnante all’ultimo anno della scuola dell’infanzia.
Un bambino mi corre incontro abbracciandomi, ha gli occhi rossi: «Oggi ho pianto tutto il giorno», mi dice.
«Perché, cosa è successo?» Chiedo. «Mi hanno preso in giro, perché mi sono messo un paio di scarpe nuove da ginnastica “rosa”». Attorno ad un tavolo stanno giocando al gioco dell’oca cinque bambini, tre bambini e due bambine. Quando sta ad una bambina a giocare, un bambino invece di passarle il dado glielo lancia nel viso. La bambina si lamenta.
Io, che assisto alla scena domando: «Perché lo hai fatto?» «Perché lei è femmina. E poi le femmine non sanno giocare!» Risponde il bambino, mentre gli altri ridono.
Possono bastare episodi come questi (oltre a un osservazione del gruppo da cui emergono una forte presenza di sottogruppi consolidati maschili, ottime capacità linguistiche e lessicali , curiosità vivace verso i perché ecc…) a indurre delle insegnanti a proporre un progetto sulla identità di genere? Noi pensiamo di sì.
Così questo anno nella nostra programmazione abbiamo inserito un progetto sulla differenza di genere. L’utilizzo di un libro che facesse da sfondo integratore aiutandoci nel far emergere capacità critiche e di espressione nei bambini, ci è sembrato un buono strumento. Il libro scelto (la bibliografia per bambini di questa età è scarsa) è stato “Nei panni di Zaff” edizioni Fatatratac.
Presentiamo la programmazione il progetto e il libro ad inizio anno scolastico, durante l’assemblea dei genitori. Riscontriamo consenso dai genitori presenti.
A gennaio cominciamo la lettura del libro “Nei panni di Zaff” storia di un bambino che vuole vestirsi da principessa, ovviamente questo lo porta a scontrarsi con una serie di ostacoli e luoghi comuni:
«… Ma Zaff, tu sei maschio! Puoi fare il re, il principe, il meccanico, l’ingegnere, il maresciallo dei carabinieri… ma la principessa proprio no!” “Le principesse il pisello non ce l’hanno!!
A cedere a Zaff i romantici panni della principessa interviene niente di meno che la principessa sul pisello (che in realtà voleva fare il portiere di una squadra di calcio).

Dopo la lettura sollecitiamo nei bambini la conversazione con un confronto libero di pensieri e domande stimolo quali:
«Cosa ne pensate di Zaff che voleva travestirsi da principessa?»
Ecco alcune delle risposte:
N: «I suoi amici non volevano perché era un maschio, però facevano male. Io penso che ha fatto bene a dargli una lezione».
M: «Io penso che Zaff non si può mettere il vestito da principessa perché è un maschio. Se lo metto io i miei amici mi prendono in giro. Non è bello mettersi i vestiti da femmina».
E: «Ha fatto bene , perché così si può mettere quello che gli pare».
E D: «Fà la principessa sul pisello e ha fatto male, perché non si può mettere un vestito da femmina. Lui è un maschio e doveva mettersi colori come il blu, verde, rosso».
C: «Ognuno fa la propria cosa,ognuno fa quello che vuole, perché almeno è felice».
«Cosa ne pensate della bambina che voleva essere un calciatore?»
R: «Secondo me lo può fare, ma deve parare bene
N: «Ma esiste anche il calcio femminile quindi può, anche se si deve levare le scarpe con i tacchi
L: «Secondo me le principesse fanno quello che vogliono, sicché lei può fare tutto: calcio, basket e tutti gli sport.»
A: «Lei lo ha fatto, perché comanda lei
E D: «Secondo me non può fare il calciatore perché non va bene. A lei piace ma gli ci vuole il pisello.»
«Cosa ci fa essere felici e contenti?»
M: «Quando si gioca siamo felici, perché i bambini amano giocare.»
E: «Sono felice quando faccio quello che voglio
A: «Ci si sente felici quando si gioca con un amico.»
M: «Io sono felice quando mangio le caramelle, guardo i cartoni e gioco alla wii
A: «Io sono contenta a Natale perché c’è tutta la famiglia anche i miei nonni.»
M: «Io sono contenta quando un amico mi abbraccia
Appendiamo i primi disegni dei bambini sui due personaggi principali del libro,  quando tre delle famiglie (due delle quali non presenti all’assemblea di inizio anno) ci manifestano il loro disappunto per la scelta del libro. Una famiglia scrive un documento al Dirigente dei servizi educativi e all’Assessore alla Cultura, chiedendo il ritiro del progetto sulla differenza di genere e il non utilizzo del libro a scuola; siamo accusate di instillare dubbi sull’identità dei bambini.
Sentito il parere del coordinatore pedagogico e in accordo con il dirigente decidiamo di fare un’assemblea con tutti i genitori della sezione. Dall’assemblea emergono pensieri contrastanti, c’è chi vede nella parola pisello o gay una minaccia alla formazione di un’identità sessuale, chi considera invece che sia importante per i bambini comprendere il significato delle parole e della propria sessualità senza preconcetti e pregiudizi, chi non capisce perché un bambino dovrebbe volere un vestito da principessa, chi sostiene di aver concesso fino all’altro anno al proprio figlio maschio di mettersi lo smalto alle unghie.

Emergono visioni dei ruoli genitoriali diversificati, chi è sicuro del proprio ruolo «I figli sono nostri, alla famiglia spetta il compito educativo e alla scuola quello di insegnare», chi vive il proprio ruolo genitoriale con la fatica dell’incertezza, riconoscendo alle insegnanti un ruolo di sostegno, scambio e collaborazione con le proprie scelte educative, chi ancora valorizza la scuola come luogo dove si impara ad essere persona, non solo a leggere e scrivere.

Emergono diversi modi di vedere gli stereotipi legati al genere, chi ne esalta il valore come trasmissione di modelli sociali, chi ne contesta la rigidità, la semplificazione della complessità che diventa gabbia, chi teme che le sensibilità dei bambini non vengano così né riconosciute né valorizzate. E ancora c’è, chi interpreta i fatti accaduti tra i bambini come atti di bullismo, chi vorrebbe fosse richiesto un consenso scritto da parte dei genitori quando si trattano tematiche riguardanti la religione, sessualità ecc.., chi invece (e sono la maggior parte) riconosce professionalità e competenze alle insegnanti per poter trattare tali argomenti con i bambini.

Il dibattito/confronto è appassionato, tocca il cuore e la mente di tutti i presenti , sono le visioni della nostra cultura , delle tante culture che si aprono la strada del nostro essere comunità, che riconoscono valori diversi e spesso in contrasto ,ma si parlano si esplicitano , si confrontano con le paure della nostra società e delle identità di ognuno.
Sono il nostro futuro, la nostra speranza di un mondo con tante diversità ma nessuna disuguaglianza.
Al corso di aggiornamento per le insegnanti con il Prof. Dallari, tenutosi qualche giorno dopo, sul tema Narrazione e Identità, si ribadisce con forza la necessità di trattare temi come le Differenze di genere e l’Identità sessuale nelle scuole e ci propone un nuovo libro dal titolo: “Piselli e Farfalline” di Vittoria Facchini.
Per noi insegnanti e genitori si apre una nuova sfida.

Le insegnanti della scuola sperimentale 1-6 anni B. Ciari
Piera Cavini
Caterina Petrini
Vincenza Davi
Mara Deandrea

Alla Biblioteca di Scandicci, nella sezione dei Ragazzi, tra dicembre 2013 e marzo 2014, si svolge un programma di tre serate in compagnia del pedagogista Marco Dallari.  Argomento degli appuntamenti è come prendersi cura dei bambini con i libri e con le storie, attraverso un percorso per conoscere il mondo dei libri illustrati e la loro forza educativa.
Il libro illustrato è, infatti, una delle più interessanti risorse nella relazione con un bambino. Questi appuntamenti permettono di approfondire il ruolo dei libri di qualità nell’educazione, di raccontare e pensare se stessi immaginando il mondo che ci circonda, analizzando i diversi linguaggi del testo, dell’illustrazione, così come cartoni, fumetti, video e immagini d’arte. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti coloro che vogliano scoprire le potenzialità della narrazione nella relazione con i più piccoli. É consigliata la prenotazione.

Il prossimo incontro, previsto venerdì 14 marzo, alle ore 21.00, avrà come tema Il mondo delle figure! Il libro e altri media per costruire l’immaginario. L’albo illustrato di qualità (così come cartoni, fumetti, video-giochi, immagini d’arte, ecc.) favorisce la capacità di conoscere e riconoscere le proprie emozioni e contribuisce allo sviluppo dell’immaginario, non solo nei piccoli, ma anche nei bambini più grandi. Due linguaggi diversi, quello del testo e quello dell’illustrazione che richiedono letture diverse e trovano nel libro illustrato una magica combinazione.

Questi invece i temi degli incontri trascorsi:

Venerdì 6 dicembre 2013Libri e storie nella relazione fra adulto e bambino
Il libro illustrato è una delle più interessanti risorse nella relazione con un bambino.
Quando leggiamo un libro ci prendiamo cura del bambino, così come nell’allattamento, nel cambio, nelle coccole, nel gioco. Leggere non significa semplicemente offrire ai piccoli una storia, ma costruire insieme a loro un rapporto speciale.

Venerdì 10 gennaio 2014Raccontare e pensare sé stessi
Raccontare storie aiuta i bambini a costruire un modo di pensare e immaginare il mondo che li circonda.
Il bambino fa suo il libro e diviene capace di citarlo e raccontarlo di nuovo, imparando anche a presentare se stesso e raccontarsi.

Marco Dallari è professore ordinario di pedagogia generale all’Università di Trento. Presso la Facoltà di Scienze Cognitive dell’Università di Trento dirige il laboratorio di comunicazione e narratività. Fra i suoi principali interessi di ricerca l’animazione e le didattiche della produzione artistica, narrativa e teatrale.

Qui è possibile consultare il programma degli incontri

Per informazioni e prenotazioni: Biblioteca dei Ragazzi
tel.055 7591863 dalle 15,30 alle 18.30
presso la Biblioteca di Scandicci, Via Roma 38/A.