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Il progetto “Gioco delle 100 Utopie”, che qui volentieri presentiamo, si prefigge di costruire una galleria di 100 utopie immaginate dalle bambine e dai bambini (tra i 6 e gli 11 anni) oggi in Italia, realizzando così quella che potrebbe diventare – a livello non solo italiano – la prima esplorazione sistematica e il primo documentario approfondito sul loro immaginario utopico e politico.
Il progetto nel 2015 ha dato vita a una campagna popolare di raccolta fondi grazie alla quale le utopie stanno prendendo forma attraverso incontri e laboratori nelle scuole, nelle biblioteche, nelle associazioni in diverse realtà italiane.

Come sostiene l’ideatore del progetto, il filosofo Luca Mori: “Ci sono validissime ragioni per sostenere, viste le esperienze già realizzate, che il progetto abbia un alto valore educativo e sociale, in termini di educazione alla democrazia, all’elaborazione generativa del conflitto, all’esercizio dell’immaginazione politica: è tanto importante dare voce ai bambini, quanto dare occasioni di ascolto agli adulti.
Durante gli incontri sono emersi interrogativi e idee che ci hanno stupito – me, loro stessi, gli insegnanti presenti e le famiglie: i bambini hanno preso posizione sulle prime cose necessarie a creare un posto in cui vivere bene; hanno discusso di come costruire case in cui abitare, strade e piazze; di cosa conservare o abbandonare tra le abitudini e gli oggetti con cui normalmente abbiamo a che fare; hanno conversato sul governo e sulla giustizia, sulle leggi e su cosa bisognerebbe fare con chi non le rispetta, sul denaro e sul dono, sull’amore e sulla sofferenza, sulla bontà e sulla cattiveria, sulle tante ambiguità degli adulti e, in particolare, su quelle dei genitori, che non sempre sono presenti nelle loro utopie, o lo sono soltanto a particolari condizioni. Hanno ragionato di come governarsi, stando tra la preferenza per il governo di uno o di pochi e il governo di molti, o di tutti, cogliendo le difficoltà e perfino i paradossi che accompagnano ogni opzione; hanno parlato di conflitti e di guerre, dei confini della “loro” utopia e di come comportarsi con gli “estranei” che forse vorrebbero entrarci, dei giochi e delle cose da studiare, di energia e paesaggi vivibili, dei mezzi di comunicazione vecchi e di quelli nuovi.
Così facendo, bambine e bambini hanno anche esplorato lo spazio di scoperta tra i loro giudizi (su ciò che vivono e vedono quotidianamente attorno a sé) e le loro ipotesi (su come si potrebbe vivere meglio, tra bambini e con gli adulti)”.

Luca Mori, filosofo della politica, dal 2005 progetta e conduce interventi formativi nelle Scuole dell’infanzia e nelle Scuole elementari, soprattuto della Toscana e dell’Emilia-Romagna, affrontando con centinaia di bambine e bambini dai 5 agli 11 anni un classico esperimento mentale della filosofia, quello incentrato sull’invenzione di un’utopia.

(La relazione, di cui qui riportiamo uno stralcio, è stata presentata a: INTERNET FESTIVAL – Forme di Futuro – LIVING CULTURA – Spazio Internet Comunità – Sabato 10 ottobre 2015 – Scuola Normale Superiore – Piazza dei Cavalieri, Pisa).

CI SARA’ UNA VOLTA…

Questa storia non è vera, ma si può ritenere che sia verosimile, poiché è interamente basata su ciò che centinaia di bambine e bambini tra i 6 e gli 11 anni hanno detto, tentando di immaginare come effettivamente sarà il mondo del futuro e come desidererebbero fosse un mondo ideale in cui vivere bene insieme.
Raccontando ciò che secondo loro è verosimile aspettarsi nell’uno e nell’altro caso, la storia evidenzia che il futuro previsto e l’utopia disegnata dal desiderio sono ben lontani dal coincidere. Proprio tale mancata coincidenza costituisce il punto su cui invitiamo a riflettere chiunque tenti di immaginare e progettare lo spaziotempo futuro delle relazioni umane e le tecnologie che ne tracciano vincoli e possibilità.

La città futura…

Ci sarà una volta una città fluttuante, i cui abitanti vivranno in grattacieli altissimi costruiti su piattaforme girevoli, oppure in case e ville più basse, sospese nell’aria grazie a gigantesche calamite respingenti, studiate per ridurre l’impatto di alluvioni e terremoti. Compariranno qui anche le prime case volanti, che si libreranno nell’aria assieme ad autobus, macchine, biciclette e bolle volanti – mezzi più innovativi e resistenti di tutti gli altri – che scorreranno lungo rotte tracciate da complessi sistemi di proiezione d’immagini. Tutti i mezzi di trasporto saranno in grado di muoversi senza pilota. Per agevolare il viaggio degli eventuali passeggeri, molti altri oggetti appariranno come sospesi nel cielo: ad esempio, bancarelle per fare acquisti. Quelle che un tempo erano strade d’asfalto saranno ancora percepibili, in basso, come letti di fiumi ormai prosciugati: strisce progressivamente riconvertite ad aree verdi in cui passeggiare e coltivare, non appena ci si accorgerà del fatto che troppi saranno gli esseri umani sul pianeta e troppo poche la terra libera e la vegetazione rimaste.

Sarà questo uno dei fili del rasoio su cui la città futura camminerà, incerta tra l’inebriante sentimento di potere che consegnerà ai suoi abitanti – come il potere del volo individuale – e il diffuso sentimento della fragilità dell’insieme: fragilità dovuta al persistente squilibrio tra le connessioni curate e quelle trascurate. Nella città fluttuante e iper-connessa, infatti, le connessioni trascurate potrebbero aumentare più velocemente di quelle effettivamente monitorabili e curate, sia all’interno della città stessa e tra i suoi abitanti, sia tra la città e gli ecosistemi naturali.

Tra gli indici dello squilibrio continuerà a esserci l’inquinamento, in forme vecchie e soprattutto nuove, con una parziale e forse sciagurata consolazione: ci saranno più malattie dovute all’inquinamento, ma anche più medicine per curarle.

Sarà un mondo pieno di cose, quello della città fluttuante, ma non di cose qualsiasi, come potevano essere concepite fino a tutto il Novecento: saranno cose automatizzate, capaci di connettersi e scambiare informazioni con altri oggetti, ambienti o persone. A un immaginario viaggiatore che provenisse dal ventesimo secolo saranno ancora riconoscibili alcuni tratti essenziali della città superamericana descritta da Robert Musil, dove «aria e terra costituiscono un formicaio, attraversato dai vari piani delle strade di comunicazione. Treni aerei, treni sulla terra, treni sotto terra, posta pneumatica, catene di automobili sfrecciano orizzontalmente, ascensori velocissimi pompano in senso verticale masse di uomini dall’uno all’altro piano di traffico; nei punti di congiunzione si salta da un mezzo di trasporto all’altro, e il loro ritmo che tra due velocità lanciate e rombanti ha una pausa, una sincope, una piccola fessura di venti secondi, succhia e inghiotte senza considerazione la gente, che negli intervalli di quel ritmo universale riesce appena a scambiare in fretta due parole. Domande e risposte ingranano come i pezzi di una macchina, ogni individuo ha soltanto compiti precisi, le professioni sono raggruppate in luoghi determinati, si mangia mentre si è in moto, i divertimenti sono radunati in altre zone della città, e in altre ancora sorgono le torri che contengono moglie, famiglia, grammofono e anima». Fin qui Musil, che non poteva tuttavia immaginare l’evoluzione successiva di quel mondo formicolante, riassumibile in due categorie di oggetti: schermi e robot.

Schermi fluttuanti o incorporati nelle pareti più diverse, schermi indossabili con gli abiti e schermi grandissimi e al tempo stesso portatili, capaci di espandersi e di ripiegarsi in forma di cubetto ad un semplice tocco. Nell’evoluzione del mondo multischermo che ancora agli inizi del XXI secolo appariva nuovo ad uno degli attori principali dell’epoca – Google – le immagini visualizzate saranno abitualmente fruibili in 3D senza bisogno di occhialini. Saranno tanto realistiche quelle immagini, che si potrà così pensare di avere a disposizione una sorta di tecnologia del teletrasporto, o della “multi-presenza”: poiché un corpo potrà essere “qui” e quasi altrettanto realisticamente nei molteplici “altrove” connessi. D’altro canto, per chi sarà ormai abituato alla costante sovrapposizione tra online ed offline e all’osmosi tra esperienze e schermi, le differenze tra originali e copie appariranno più sottili che in passato.

… e i suoi abitanti  (…)
(Continua a leggere sul blog di Luca Mori)

 

* le immagini sulla città futura in stile cartoon sono di Lucrezia Benvenuti, grafica e illustratrice pisana.

Per saperne di più sul progetto:
www.giocodelle100utopie.it

Si è svolta mercoledì 29 aprile 2015, nell’auditorium della Biblioteca di Scandicci, la cerimonia di premiazione del concorso letterario indetto dalla Pro Loco di San Vincenzo a Torri dedicato alle scuole medie e superiori del Comune, a tema “Un piede nel passato e lo sguardo aperto nel futuro”.

A partecipare con entusiasmo sono state quattro classi della scuola media statale Altiero Spinelli, due del liceo artistico Leon Battista Alberti, una dell’Istituto professionale Sassetti Peruzzi e uno studente dell’Istituto Russell Newton.

Prima della nomina dei vincitori tutti gli studenti hanno letto, spiegato, illustrato e in un caso anche suonato i loro emozionanti lavori, contribuendo a creare un’atmosfera intensa e coinvolgente tra i partecipanti. “Non sembrava nemmeno di essere a un concorso- ha affermato dopo Lorena Raspanti, presidente della Pro Loco San Vincenzo a Torri Colline Scandiccesi- Tutti erano felici di avere spazio e modo di mostrare la propria opera e nessuno ha più pensato che qualcuno avrebbe vinto e qualcun altro avrebbe perso”.

Grande commozione nel momento della premiazione, quando la poetessa scandiccese Caterina Trombetti ha proclamato i nomi dei vincitori divisi per sezioni:

Sezione poesia: vincitore Amin Kerchoun classe 2^ A scuola media Spinelli, per l’originaità delle metafore e delle immagini proposte nel suo componimento, che ha colto in pieno l’essenza del linguaggio poetico;

Sezione grafica: vincitrice Giulia Salvini 2^ C scuola media Spinelli, per la tecnica “scompositiva” che, attraverso l’uso del colore, fa intravedere profili di giovani che si rincorrono al di là dei confini dello spazio, producedo nell’osservatore emozioni positive e di speranza per il futuro personale e sociale;

Sezione componimento scritto: vincitrice Mathilde Patrissi 2^ A scuola media Spinelli, per la capacità di stabilire una continuità tra passato e futuro e, pur nella negatività delle vicende accennate, con una contaminazione di linguaggi, sostenere la certezza della speranza, della fiducia nella possibilità di cambiare le sorti dell’esistenza.

Menzione speciale per lo studente Christian Mattioli della classe 2 A perchè ha saputo comunicare le sue emozioni in modo sintetico ed efficace

Premio fedeltà al Liceo Artistico Alberti che, con la sua presenza costante e la qualità dei suoi lavori, ha contribuito a dare dignità a questo concorso letterario che ormai è diventato un appuntamento annuale costante nella programmazione degli Istituti scolastici del Comune di Scandicci.

Segnalati per l’attinenza al tema e per la qualità dei disegni:
Manuel Gattai: Il tempo vola, vola leggero;
Elisa Toniutti: Vengo dal passato, ma guardo al futuro;
Irene Ancillotti: Il mio tempo è altrove, nella fantasia.