Home Etichette Articoli etichettati con "buone pratiche"

“Mi ci sono voluti alcuni anni per imparare a dipingere come i pittori del Rinascimento; per imparare a dipingere come fanno i bambini mi ci è voluta tutta la vita”. Così Pablo Picasso con un concetto posto alla base di un “diario” particolare: quello che chiude un progetto italo-danese sull’utilizzo dell’arte, nelle scuole per l’infanzia, come strumento di comunicazione dei bambini e come approccio alla scoperta dei musei.

Un progetto (I CARE) che per due anni di scambi fra insegnanti ha unito Regione Toscana e Comune di Copenhagen, tre scuole per l’infanzia di Scandicci e tre scuole analoghe nel distretto danese di Valby oltre a due istituzioni museali: il Pecci di Prato e il National Kunst di Copenhagen. Concluso il progetto, i risultati sono stati presentati il 15 Gennaio a Prato, proprio nel Centro per l’Arte Contemporanea, anche in base a un “diario di bordo” nel quale insegnanti e operatori museali hanno raccontato “le esperienze reciproche, le buone prassi, le metodologie e gli approcci didattici di un percorso – come ha sottolineato l’assessore regionale Emmanuele Bobbio in apertura dei lavori – che ha confermato e rilanciato le straordinarie potenzialità dell’arte come strumento educativo”.

500 i bambini coinvolti nelle 6 scuole (Turri, Ciari, Makarenko di Scandicci; Benedikte, Anne-Marie, Margreth di Copenhagen, dai nomi delle tre principesse danesi) e, a loro fianco, 50 fra insegnanti e dirigenti scolastici oltre a 4 formatori dai due musei. Children Art Relationship Education (CARE), dentro il partenariato Comenius Regio nell’ambito del programma comunitario Lifelong Learning, è iniziato nell’estate 2012 per concludersi nel giugno scorso e si è concretizzato in 8 visite di studio con una conferenza finale e la predisposizione del documento presentato a Prato. 55 mila euro (di cui 40 mila cofinanziati dalla Commissione Europea e il resto da fondi proprio dei vari partner) il costo totale del progetto.

Tutti i risultati (fra cui un modello didattico-pedagogico e una mostra virtuale sulle immagini create dai bambini) sono consultabili in una piattaforma on-line (http://www.wideminds.eu).

Come emblema del biennio è stato semplice attingere alla favolistica dei due Paesi puntando sulle suggestioni di Pinocchio e della Sirenetta. Di particolare interesse le differenze emerse nelle metodologie usate dagli operatori didattici dei due musei per avvicinare i più piccoli all’arte: gli educatori danesi – è scritto nel documento – “partono dall’opera d’arte e la traducono in emozioni, sentimenti e sensazioni in un processo che culmina nella libera espressione di ciascun bambino sulle sensazioni ricevute liberamente senza regole”. Nel metodo italiano, invece, “l’esperienza di creatività e di approccio all’opera d’arte è guidata e fatta di regole”. Nel modello comune, che alla fine è stato individuato, sono confluite le migliori pratiche di entrambe le esperienze e sono stati individuati i principi ritenuti più efficaci per coinvolgere i bambini: fra questi la massima libertà di espressione davanti a un’opera d’arte e la sottolineatura della dimensione giocosa dell’arte.

Sfoglia il diario a questo link

Dall’esperienza danese sono emerse, per le scuole toscane, almeno tre necessità di cambiamento:
– maggiore comunicazione e trasparenza nel dialogo con i genitori (in Danimarca, ad esempio, è normale fare foto ai piccoli, senza il permesso dei genitori, mentre giocano e imparano a scuola),
– aumento delle attività all’esterno della scuola a prescindere dal meteo (nonostante la piovosità e il freddo atmosferico, certo maggiori che in Toscana, i piccoli danesi giocano tutti i giorni all’esterno della scuola),
– maggiore libertà nell’utilizzo di strumenti ritenuti pericolosi (nelle scuole danesi ai piccoli, ad esempio, è permesso di usare il coltello per affettare la frutta così come possono liberamente prepararsi il pane e cucinare le verdure coltivate nei giardini delle scuole).
Ma pure i danesi hanno imparato qualcosa dal modello italiano; ad esempio la necessità di arredi costruiti a misura di bambino: senza spigoli e con maniglie raggiungibili anche dai più piccoli.

Fonte: Mauro Banchini, Agenzia di Informazione della Giunta Regionale

EPALE è una community multilingue aperta a tutti (previa iscrizione) finanziata dalla Commissione europea nel quadro del suo impegno continuo volto a migliorare la qualità dell’offerta di apprendimento degli adulti in Europa. Maggiori informazioni sulla politica dell’UE in materia di apprendimento degli adulti sono disponibili qui.

Il sito è rivolto in particolare a insegnanti, formatori, ricercatori, accademici, responsabili del disegno delle politiche e degli interventi e chiunque abbia un ruolo professionale nel settore dell’apprendimento degli adulti in Europa. Quasi 2000 persone hanno risposto al sondaggio iniziale, indicando ciò che si aspettano dal sito EPALE. Sulla base di queste indicazioni, è in corso di aggiornamento la piattaforma.

Si segnala in particolare una nuova funzione calendario del sito, attraverso la quale è possibile individuare gli eventi relativi all’apprendimento degli adulti che si svolgono in tutta Europa. Abbiamo inoltre creato una Newsroom, con tutti gli ultimi sviluppi e le tendenze più recenti sul tema dell’apprendimento degli adulti, e che offre la possibilità di iscriversi alla newsletter per rimanere sempre aggiornati sulle novità.

Il sito includerà presto altri strumenti utili, tra cui i profili degli utenti e un’area per la ricerca di partner, per lo sviluppo di progetti europei oltre all’opzione per esprimere il proprio gradimento, per il costante sviluppo del sito secondo le indicazioni dei partecipanti.

Man mano che il sito EPALE  si espanderà, sarà possibile scambiare notizie, punti di vista, idee e risorse con altri professionisti di tutta Europa che si occupano di apprendimento degli adulti.

EPALE sarà strutturato in relazione a cinque importanti tematiche relative all’apprendimento degli adulti.
I temi, scelti dagli utenti, comprendono tra l’altro il sostegno ai discenti, gli ambienti di apprendimento e le competenze per la vita.
Sarà inoltre aggiornato sugli sviluppi delle politiche relative all’educazione degli adulti e sulle migliori prassi per migliorare la qualità del lavoro in questo settore.

Un ottimo strumento di partecipazione e di comunicazione per essere sempre aggiornati sugli sviluppi dell’apprendimento degli adulti in Europa.

Giovedì 25 Settembre dalle ore 9,30 alle 12,30 alla Fabbrica dei Saperi (Piazza Matteotti, 31) l’ Agenzia Formativa del Comune di Scandicci promuove l’incontro dal titolo “FORMAZIONE E TERRITORIO NELLA NUOVA PROGRAMMAZIONE REGIONALE”, un’occasione per riflettere con i protagonisti sulle dinamiche economiche in atto e sul ruolo della formazione a sostegno dei territori.

In questo momento di transizione rispetto al nuovo ordinamento dei Fondi Comunitari 2014/2020 (che regola anche i finanziamenti Europei legati alla formazione) e in previsione di un nuovo assetto organizzativo dei servizi alla luce della trasformazione delle Province, gli operatori del mondo della formazione, così come gli imprenditori del territorio, le agenzie formative, i centri per l’impiego hanno l’opportunità di incontrarsi e confrontarsi su modelli territoriali, esperienze progettuali e buone pratiche in corso. Le conclusioni della mattinata sono affidate all’Assessore all’Istruzione Formazione Università e Ricerca della Regione Toscana, Emmanuele Bobbio, che presenzierà ai lavori.

Il programma prevede un’introduzione da parte del Sindaco di Scandicci, Sandro Fallani e del Presidente Anci Toscana, Sara Biagiotti. Seguono gli interventi di Nicola Sciclone, Dirigente Ricerche Irpet, sulle dinamiche dell’economia locale in relazione ai profili formativi; Sandra Breschi, Dirigente della Formazione della Provincia di Firenze, sui modelli innovativi della formazione; K.Heinz Hofer, Operation & Supply Chain Director Gucci e Presidente Alta Scuola di Pelletteria, interverrà invece sul valore della creatività e dell’innovazione nell’economia, mentre Massimiliano Guerrini, imprenditore e Presidente Fondazione Mita presenterà l’esperienza della formazione duale nell’ITS per il Made in Italy. Roberto Curtolo, Dirigente Scolastico ISTIS “B.Russel-I.Newton” affronterà il delicato tema dell’ alternanza scuola / lavoro alla luce dei dati sulla dispersione scolastica nel territorio mentre Costanza Ulivi, Presidente del Consorzio Pegaso, interverrà sulla questione delle reti tra Agenzie Formative.

Scarica il programma completo

Per la partecipazione contattare l’Agenzia Formativa:

055.7591.553/551 oppure agenziaformativa@comune.scandicci.fi.it

E’ aperta una call for papers per partecipare al workshop “Scuola digitale inclusiva, dal dire al fare: esperienze e modelli operativi delle scuole italiane”, organizzato da Indire e Fondazione Asphi onlus, che si terrà nell’ambito della X edizione di Handimatica, in programma dal 27 al 29 novembre a Bologna.

Il Workshop si svolgerà il 29 novembre 2014: 6 scuole, con sperimentazioni in corso sull’uso del digitale in contesti di apprendimento flessibili (dalla didattica agli spazi fisici), presenteranno le loro esperienze evidenziando quei modelli organizzativi e quelle modalità di lavoro volte a migliorare la partecipazione e l’inclusione di alunni con difficoltà.

Le scuole possono proporre già da adesso la propria candidatura inviando l’apposita scheda debitamente compilata all’indirizzo  innovazioneinclusione@istruzione.it  entro il 15 settembre 2014.

I criteri di selezione per la partecipazione al workshop in qualità di relatore sono:
– progettualità inclusiva dell’innovazione;
– attenzione alle interazioni e alla partecipazione di tutti e di ciascuno in relazione ai diversi bisogni;
– trasferibilità dell’esperienza.

Le scuole selezionate saranno rese pubbliche entro il 30 settembre 2014, in modo da indicare la loro presenza come relatori del workshop anche nelle comunicazioni a stampa di Handimatica 2014.

Ulteriori dettagli alla pagina di Indire.

Quando si prende in mano un libro come “Le parole del bambino e l’adulto sordo” di Françoise Dolto è molto facile vivere una battuta d’arresto di quella tendenza ad accumulare percorsi educativi centrati sul fare aprendo al contempo scenari nei quali l’unica azione possibile è riflettere o autoriflettere. Ma chi è Françoise Dolto? E’ una psicoanalista infantile (1908-1988), allieva di Jacques Lacan, conosciuta in tutto il mondo per i suoi lavori scientifici e per la sua partecipazione appassionata ai problemi quotidiani di genitori ed educatori.

F Dolto

F. Dolto

Il suo patrimonio di sapere trasmesso con un’immediatezza che lascia il segno, si fonda sull’ascolto della parola pronunciata o non detta dei bambini, ma anche dei loro genitori. “Spesso, osserva Dolto, gli adulti parlano dei bambini ma non ai bambini”. Ed è con l’intento di educare gli adulti a un ascolto sensibile e a considerare il bambino come un soggetto di linguaggio che l’autrice apre la prima Maison Verte a Parigi alla fine degli anni settanta. Questa prima esperienza, diffusasi successivamente nei paesi francofoni e in Inghilterra, ha come obiettivo l’iniziazione precoce del bambino alla vita sociale in presenza di un genitore o di chi si prende cura di lui. Dopo aver constatato che non esistono “Case verdi” ispirate al pensiero di Françoise Dolto in Italia (a parte una a Roma che per quest’anno non ha riaperto per mancanza di fondi), abbiamo voluto comprendere meglio questa esperienza visitando una Maison Verte a Bruxelles: La Margelle. L’ interesse principale che ci ha spinto in questo viaggio esplorativo era quanto di questa esperienza poteva essere esportato nel nostro lavoro di educatrici con i bambini e i loro genitori.

La Margelle, aperta nel 2006 con il contributo della Commission Communautaire Française e del quartiere di Ixelles, è una delle sei Maisons sparse nella città. E’un piccolo edifico vicino ad una scuola materna all’interno di un parco giochi realizzato sulla sabbia. La Margelle apre il lunedì dalle 14,30 alle 17,30 e il mercoledì e il venerdì dalle 9 alle 12 a tutti i bambini da 0 a tre anni accompagnati da un adulto a loro familiare e ai futuri genitori. Nell’opuscolo informativo si legge: “non un nido, non un baby.parking, non un luogo di animazione, La Margelle è uno spazio di gioco, di parole, di scambi, dove si incontrano altri bambini e altri genitori”.
Lo spazio interno si presenta come una grande stanza arredata con semplicità e suddivisa in due zone delimitate da una striscia rossa per terra: da una parte una lavagna attaccata al muro, un piccolo angolo cucina, una scaletta con scivolo, uno scaffale con i libri, giochi per infilare, sfilare, un grande tappeto per i più piccoli e alcuni divani per chi accompagna il bambino; dall’altra un tavolo con alcune sedie per grandi e piccoli, un lavandino per i giochi con l’acqua, dei tricicli e degli scaffali per riporre le scarpe.
Gli accoglitori (les accuellants) de La Margelle sono gli operatori professionisti che si alternano per tre giorni alla settimana: almeno uno è un uomo, almeno uno ha una professionalità educativa, almeno uno è uno psicoanalista.
L ’accordo era che potevamo essere presenti per almeno due giorni in qualità di “osservatrici partecipanti” e di presiedere ad una riunione di équipe. Il primo giorno siamo accolte da Christine e Geneviéve, le quali, in attesa dei bambini, ci raccontano come funziona la Margelle e i principi che la sostengono. La Margelle, come ogni Maison verte, è pensata come “luogo di piacere e di parola” che accoglie adulti e bambini insieme, senza vivere le difficoltà della separazione. Luogo di piacere perché adulti e bambini possono trovare la piacevolezza di stare con altri adulti e bambini e vivere un’esperienza di accoglienza condivisa. Luogo di messa in parola degli eventi traumatici, delle sofferenze familiari di cui il bambino conserva l’impronta, luogo di prevenzione di un disagio relazionale ed emotivo.

Chi accoglie può aiutare il genitore a leggere i passaggi del comportamento del bambino, a contenere le ansie e le paure e quindi a rappresentare, attraverso la verbalizzazione, una diversa visione dei suoi bisogni e delle sue competenze. Ci sono due regole inesorabili: la Linea Rossa e il grembiule di plastica per giocare con l’acqua. Che cos’è Linea Rossa? E’ il nastro adesivo sul pavimento invalicabile con un mezzo che abbia le ruote. L’esistenza della regola della linea rossa viene spiegato ai bambini in modo da comprendere il senso legato alla sicurezza dei bimbi più piccoli che sono sul tappeto o che stanno gattonando. Nei casi che il bambino tenti di trasgredire è il genitore che gli ricorda che non lo deve fare e il perchè. Anche la regola del grembiule di plastica riconducibile ad un preciso contesto (il lavandino con l’acqua) attiva un processo di socializzazione che valorizza il bambino e gli dà accesso alla propria libertà.

La Maison è caratterizzata da una forte dimensione non istituzionale che consente ai genitori di accedervi con la massima flessibilità nei tempi e negli orari di frequenza e in maniera anonima, riconosciuti soltanto dal nome del bambino: Sara e la sua mamma. E’ un luogo nel quale “l’essere umano piccolo viene accolto in prima persona”, è a lui che chi accoglie si rivolge chiedendogli come si chiama anche se ha appena quindici giorni: “Scrivendo il nome del bambino sulla lavagna si legittima la sua esistenza e il fatto che si parla a lui di fronte a sua madre gli si riconosce una sua identità di relazione, ma non di fusione”. Quando i bambini cominciano ad arrivare ci accomodiamo sulle poltrone. Christine e Geneviève accolgono i bambini e i loro accompagnatori prestando loro molta attenzione. A ciascun bambino viene chiesto il proprio nome e ricordato che alla Margelle può giocare in presenza della mamma o di altro accompagnatore. Quel giorno la frequenza è stata di sette bambini (era uno dei rari giorni di sole ma il numero può arrivare fino a 25) con un babbo, qualche mamma e alcune baby-sitters. A tutti siamo state presentate come due educatrici italiane desiderose di conoscere una Maison verte e magari di aprirne una a Firenze. L’età dei bambini varia dai dieci mesi ai due anni e mezzo. A La Margelle non si fa animazione e nemmeno vengono proposte attività, ma si può esplorare e giocare liberamente. Le “accoglitrici” rispondono alle richieste di gioco dei bambini e li sostengono nella risoluzione dei conflitti, mentre i genitori e le tate possono dialogare tra loro o con i bambini, seduti sui divani o sul tappetone. Quando un giocattolo diventa oggetto di desiderio e diventa motivo di conflitto, Christine si rivolge al bambino con queste parole: “Ti piace proprio quella macchinina perché in questo momento ce l’ha in mano James, allora possiamo prenderne un’altra per te e sarà altrettanto bella!” Anche con gli adulti l’atteggiamento è di ascolto, mettendo in atto comportamenti accompagnati da parole che tendono a sdrammatizzare le situazioni tese ed a infondere fiducia in loro stessi e nei loro bambini.

L’atteggiamento è sempre di grande rispetto e di esclusione di ogni giudizio. Tutto si svolge in un’atmosfera di estrema semplicità e calore fino al momento del saluto. Nella riunione d’èquipe (almeno una decina di persone con compiti diversi e per la maggior parte volontari) abbiamo riferito le nostre osservazioni e come ci eravamo sentite durante la nostra permanenza. Geneviève e Christine hanno raccontato di come è andato il pomeriggio e invece di parlare di quella mamma o di quel bambino come se fossero dei “casi”, condividono il loro vissuto emotivo di una particolare situazione. Questo metodo permette di confrontarsi con gli altri sulle proprie difficoltà o resistenze ad accogliere alcune situazioni senza sovrapporre troppo i propri vissuti personali o interpretare intellettualizzando. Ogni accoglitore oltre a riflettere con la supervisione del gruppo è in continua formazione personale. Durante la nostra presenza a La Margelle abbiamo potuto ascoltare (anche con il limite della lingua non conosciuta perfettamente), osservare e raccogliere del materiale da condividere, ma soprattutto abbiamo potuto riflettere. Ci siamo sentite profondamente arricchite da questa esperienza sia sul piano professionale che umano. Arricchite da un sapere che riguarda essenzialmente la modalità di essere in relazione con i bambini e i loro familiari. Un sapere che si radica nel profondo di ciascuno di noi, che si può apprendere insieme agli altri con la ferma intenzione di diventare meno sordi e di porre più attenzione alle nostre parole.
Ci piace concludere con le parole di Françoise Dolto: “Credo che il bambino principalmente colga le relazioni che sostengono la vita o quelle che la ostacolano, quelle disarmoniche o quelle armoniche”.
Da “Le parole del bambino e l’adulto sordo”, 1988, A. Mondadori editore (idem per le citazioni del testo).

Per la bibliografia e per un confronto su questa esperienza e i suoi aspetti pedagogici, lasciamo il nostro indirizzo e-mail con la viva speranza che non finisca qui.

Cristina Gatta, Educatrice presso l’asilo nido Stacciaburatta (Scandicci)  denise.75 [at] live.it
Cristina Masti, Pedagogista  cristina.masti [at] gmail.com