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Quando si prende in mano un libro come “Le parole del bambino e l’adulto sordo” di Françoise Dolto è molto facile vivere una battuta d’arresto di quella tendenza ad accumulare percorsi educativi centrati sul fare aprendo al contempo scenari nei quali l’unica azione possibile è riflettere o autoriflettere. Ma chi è Françoise Dolto? E’ una psicoanalista infantile (1908-1988), allieva di Jacques Lacan, conosciuta in tutto il mondo per i suoi lavori scientifici e per la sua partecipazione appassionata ai problemi quotidiani di genitori ed educatori.

F Dolto

F. Dolto

Il suo patrimonio di sapere trasmesso con un’immediatezza che lascia il segno, si fonda sull’ascolto della parola pronunciata o non detta dei bambini, ma anche dei loro genitori. “Spesso, osserva Dolto, gli adulti parlano dei bambini ma non ai bambini”. Ed è con l’intento di educare gli adulti a un ascolto sensibile e a considerare il bambino come un soggetto di linguaggio che l’autrice apre la prima Maison Verte a Parigi alla fine degli anni settanta. Questa prima esperienza, diffusasi successivamente nei paesi francofoni e in Inghilterra, ha come obiettivo l’iniziazione precoce del bambino alla vita sociale in presenza di un genitore o di chi si prende cura di lui. Dopo aver constatato che non esistono “Case verdi” ispirate al pensiero di Françoise Dolto in Italia (a parte una a Roma che per quest’anno non ha riaperto per mancanza di fondi), abbiamo voluto comprendere meglio questa esperienza visitando una Maison Verte a Bruxelles: La Margelle. L’ interesse principale che ci ha spinto in questo viaggio esplorativo era quanto di questa esperienza poteva essere esportato nel nostro lavoro di educatrici con i bambini e i loro genitori.

La Margelle, aperta nel 2006 con il contributo della Commission Communautaire Française e del quartiere di Ixelles, è una delle sei Maisons sparse nella città. E’un piccolo edifico vicino ad una scuola materna all’interno di un parco giochi realizzato sulla sabbia. La Margelle apre il lunedì dalle 14,30 alle 17,30 e il mercoledì e il venerdì dalle 9 alle 12 a tutti i bambini da 0 a tre anni accompagnati da un adulto a loro familiare e ai futuri genitori. Nell’opuscolo informativo si legge: “non un nido, non un baby.parking, non un luogo di animazione, La Margelle è uno spazio di gioco, di parole, di scambi, dove si incontrano altri bambini e altri genitori”.
Lo spazio interno si presenta come una grande stanza arredata con semplicità e suddivisa in due zone delimitate da una striscia rossa per terra: da una parte una lavagna attaccata al muro, un piccolo angolo cucina, una scaletta con scivolo, uno scaffale con i libri, giochi per infilare, sfilare, un grande tappeto per i più piccoli e alcuni divani per chi accompagna il bambino; dall’altra un tavolo con alcune sedie per grandi e piccoli, un lavandino per i giochi con l’acqua, dei tricicli e degli scaffali per riporre le scarpe.
Gli accoglitori (les accuellants) de La Margelle sono gli operatori professionisti che si alternano per tre giorni alla settimana: almeno uno è un uomo, almeno uno ha una professionalità educativa, almeno uno è uno psicoanalista.
L ’accordo era che potevamo essere presenti per almeno due giorni in qualità di “osservatrici partecipanti” e di presiedere ad una riunione di équipe. Il primo giorno siamo accolte da Christine e Geneviéve, le quali, in attesa dei bambini, ci raccontano come funziona la Margelle e i principi che la sostengono. La Margelle, come ogni Maison verte, è pensata come “luogo di piacere e di parola” che accoglie adulti e bambini insieme, senza vivere le difficoltà della separazione. Luogo di piacere perché adulti e bambini possono trovare la piacevolezza di stare con altri adulti e bambini e vivere un’esperienza di accoglienza condivisa. Luogo di messa in parola degli eventi traumatici, delle sofferenze familiari di cui il bambino conserva l’impronta, luogo di prevenzione di un disagio relazionale ed emotivo.

Chi accoglie può aiutare il genitore a leggere i passaggi del comportamento del bambino, a contenere le ansie e le paure e quindi a rappresentare, attraverso la verbalizzazione, una diversa visione dei suoi bisogni e delle sue competenze. Ci sono due regole inesorabili: la Linea Rossa e il grembiule di plastica per giocare con l’acqua. Che cos’è Linea Rossa? E’ il nastro adesivo sul pavimento invalicabile con un mezzo che abbia le ruote. L’esistenza della regola della linea rossa viene spiegato ai bambini in modo da comprendere il senso legato alla sicurezza dei bimbi più piccoli che sono sul tappeto o che stanno gattonando. Nei casi che il bambino tenti di trasgredire è il genitore che gli ricorda che non lo deve fare e il perchè. Anche la regola del grembiule di plastica riconducibile ad un preciso contesto (il lavandino con l’acqua) attiva un processo di socializzazione che valorizza il bambino e gli dà accesso alla propria libertà.

La Maison è caratterizzata da una forte dimensione non istituzionale che consente ai genitori di accedervi con la massima flessibilità nei tempi e negli orari di frequenza e in maniera anonima, riconosciuti soltanto dal nome del bambino: Sara e la sua mamma. E’ un luogo nel quale “l’essere umano piccolo viene accolto in prima persona”, è a lui che chi accoglie si rivolge chiedendogli come si chiama anche se ha appena quindici giorni: “Scrivendo il nome del bambino sulla lavagna si legittima la sua esistenza e il fatto che si parla a lui di fronte a sua madre gli si riconosce una sua identità di relazione, ma non di fusione”. Quando i bambini cominciano ad arrivare ci accomodiamo sulle poltrone. Christine e Geneviève accolgono i bambini e i loro accompagnatori prestando loro molta attenzione. A ciascun bambino viene chiesto il proprio nome e ricordato che alla Margelle può giocare in presenza della mamma o di altro accompagnatore. Quel giorno la frequenza è stata di sette bambini (era uno dei rari giorni di sole ma il numero può arrivare fino a 25) con un babbo, qualche mamma e alcune baby-sitters. A tutti siamo state presentate come due educatrici italiane desiderose di conoscere una Maison verte e magari di aprirne una a Firenze. L’età dei bambini varia dai dieci mesi ai due anni e mezzo. A La Margelle non si fa animazione e nemmeno vengono proposte attività, ma si può esplorare e giocare liberamente. Le “accoglitrici” rispondono alle richieste di gioco dei bambini e li sostengono nella risoluzione dei conflitti, mentre i genitori e le tate possono dialogare tra loro o con i bambini, seduti sui divani o sul tappetone. Quando un giocattolo diventa oggetto di desiderio e diventa motivo di conflitto, Christine si rivolge al bambino con queste parole: “Ti piace proprio quella macchinina perché in questo momento ce l’ha in mano James, allora possiamo prenderne un’altra per te e sarà altrettanto bella!” Anche con gli adulti l’atteggiamento è di ascolto, mettendo in atto comportamenti accompagnati da parole che tendono a sdrammatizzare le situazioni tese ed a infondere fiducia in loro stessi e nei loro bambini.

L’atteggiamento è sempre di grande rispetto e di esclusione di ogni giudizio. Tutto si svolge in un’atmosfera di estrema semplicità e calore fino al momento del saluto. Nella riunione d’èquipe (almeno una decina di persone con compiti diversi e per la maggior parte volontari) abbiamo riferito le nostre osservazioni e come ci eravamo sentite durante la nostra permanenza. Geneviève e Christine hanno raccontato di come è andato il pomeriggio e invece di parlare di quella mamma o di quel bambino come se fossero dei “casi”, condividono il loro vissuto emotivo di una particolare situazione. Questo metodo permette di confrontarsi con gli altri sulle proprie difficoltà o resistenze ad accogliere alcune situazioni senza sovrapporre troppo i propri vissuti personali o interpretare intellettualizzando. Ogni accoglitore oltre a riflettere con la supervisione del gruppo è in continua formazione personale. Durante la nostra presenza a La Margelle abbiamo potuto ascoltare (anche con il limite della lingua non conosciuta perfettamente), osservare e raccogliere del materiale da condividere, ma soprattutto abbiamo potuto riflettere. Ci siamo sentite profondamente arricchite da questa esperienza sia sul piano professionale che umano. Arricchite da un sapere che riguarda essenzialmente la modalità di essere in relazione con i bambini e i loro familiari. Un sapere che si radica nel profondo di ciascuno di noi, che si può apprendere insieme agli altri con la ferma intenzione di diventare meno sordi e di porre più attenzione alle nostre parole.
Ci piace concludere con le parole di Françoise Dolto: “Credo che il bambino principalmente colga le relazioni che sostengono la vita o quelle che la ostacolano, quelle disarmoniche o quelle armoniche”.
Da “Le parole del bambino e l’adulto sordo”, 1988, A. Mondadori editore (idem per le citazioni del testo).

Per la bibliografia e per un confronto su questa esperienza e i suoi aspetti pedagogici, lasciamo il nostro indirizzo e-mail con la viva speranza che non finisca qui.

Cristina Gatta, Educatrice presso l’asilo nido Stacciaburatta (Scandicci)  denise.75 [at] live.it
Cristina Masti, Pedagogista  cristina.masti [at] gmail.com

Uno degli obiettivi più importanti degli incontri di coordinamento pedagogico comunale è sicuramente quello di fornire un luogo di incontro e di confronto fra i servizi educativi del territorio di Scandicci. Ogni anno oltre alle tematiche legate alla programmazione educativa, il gruppo approfondisce un particolare ambito di lavoro con i bambini o le famiglie.
Negli ultimi due anni si è proposto di sperimentare in tutti i nidi privati e gli spazi gioco la Scatola Azzurracon i bambini e di raccontarne poi l’esperienza, i suoi esiti, le osservazioni, le riflessioni compiute dal gruppo delle educatrici.

La Scatola Azzurra: istruzioni per l’uso

Si tratta di un’attività proposta di solito alla scuola dell’infanzia ma sperimentata negli ultimi anni anche nei nidi. E’ stata Paola Tonalli a trasferire nel “fare pedagogico”, una forma di gioco espressiva e creativa, ispirata alla tecnica terapeutica con la sabbia elaborata dallapsicologa Dora Kalffnegli anni ’70.
La scatola azzurra possiede molti pregi, quali la duttilità e il basso costo dei materiali e moltissime qualità pedagogiche:

  • offre la possibilità di sperimentare percezioni sensoriali diverse, manipolare, utilizzare, conoscere materiali naturali; innanzitutto la sabbia o la terra che piacciono tanto ai bambini e poi sassi, conchiglie, rametti, foglie, granaglie, ecc.;

  • consente ai bambini di esprimere emozioni e stati d’animo;

  • è un’attività che permette la creazione di storie, paesaggi, composizioni estetiche, creazioni spesso anche spontaneamente costruite in collaborazione con altri bambini;

  • è un gioco senza regole o indicazioni di azione, molto libero, in cui l’unica consegna data ai bambini è quella di cercare di non buttare la sabbia per terra; per questo ciascun bambino utilizza il gioco secondo i propri bisogni e desideri;

  • ha qualità espressive a valenza terapeutica ed è molto amata anche dai bambini con difficoltà di concentrazione e attenzione. Scrive Paola Tonelli “…..ho visto bambini incapaci di concentrazione, incapaci di stare fermi, perdersi dolcemente nel simbolico mare azzurro della scatola e giocare sereni per tempi anche molto lunghi. Quante volte ho visto bambini distruttivi giocare senza danno e pericolo a costruire/distruggere/ricostruire” *

Su un tavolino sufficientemente grande o su due tavolini vicini, o anche per terra, vengono poste le vaschette, una contenentesabbia e una alcuni cestini (o scatoline o altri divisori) con i diversi materiali naturali e alcuni pupazzetti che si potranno anche costruire con i bastoncini del gelato e il panno lenci (vanno comunque benissimo anche quelli del lego). Nella raccolta dei materiali naturali da portare poi al nido, insieme ai bambini, potranno essere coinvolti anche i genitori.
Durante l’attività i bambini sono liberi di giocare e di interagire fra loro o di svolgere i loro giochi e le loro sperimentazioni da soli. Possono giocare esclusivamente con la sabbia, cosa che capita spesso, o solo con i materiali, o anche rovesciare tutti i cestini nella sabbia. Non diremo loro di fare diversamente, non li incoraggeremo a fare una cosa o l’altra, non commenteremo nemmeno con espressioni facciali di approvazione, di stupore o disapprovazione. Il gioco creativo/espressivo sarà completamente libero.

Le esperienze

Hanno partecipato a questa sperimentazione tutti i nidi privati (7) e accreditati del Comune di Scandicci e tutti gli spazi gioco comunali (4), gestiti dal privato sociale, per un totale di 11 servizi educativi.
L’attività ha coinvolto piccoli gruppi di bambini, (da 2 a 6 bambini, più frequentemente 3/4),sia omogenei per età che misti, a rotazione, una/due volte la settimana, così da offrire il gioco almeno un paio di volte a ciascun bambino delle sezioni medi/grandi (1-2 e 2-3 anni) nei mesi da gennaio a marzo.

A conclusione dell’attività sono stati programmati due giorni dedicati al racconto delle diverse esperienze.
Si era stabilito inizialmente che la documentazione prodotta e presentata non doveva avere caratteristiche o connotazioni decise a tavolino. Ciascuno ha potuto scegliere liberamente la propria modalità di racconto: osservazioni scritte, foto, presentazione in Power Point, video. L’importante era poter confrontare le esperienze vissute dai bambini, le loro reazioni a questa proposta di gioco, ciò che aveva colpito le educatrici e in generale come avevano vissuto questa nuova esperienza.
Lo scambio di esperienze si è rivelato molto interessante, ben documentato e raccontato. Alcuni risultati appaiono ricorrenti in tutte le esperienze:

  • piacevolezza del contesto per bambini e educatrici;

  • clima molto tranquillo e rilassato;

  • assenza di conflitti fra i bambini e risoluzione “dolce” delle perturbazioni;

  • tempi molto lunghi di attività – 30/40 minuti di gioco – (spesso interrotta dalle educatrici per necessità) anche nei bambini più piccoli;

  • uso prevalente, se non esclusivo, soprattutto al primo approccio con la scatola azzurra, dei materiali naturali e prolungata manipolazione della sabbia prima di rivolgere attenzione ai cestini dei materiali;

  • grande e prolungata concentrazione/attenzione nel gioco da parte di bambini “agitati”, che normalmente passano frettolosamente da un’attività all’altra senza soffermarsi più di qualche minuto;

  • comunicazioni verbali scarse, soprattutto nei bambini più piccoli, con prevalenza di scambi non verbali di contatto, ma molta attenzione agli altri;

  • tendenza alla collaborazione, alla condivisione e agli scambi verbali fra i bambini più grandi – Io faccio un monte grande per il babbo – io faccio la ruspa – io la scavatrice e una strada nuova, e anche il parcheggio – Piantiamo solo il tronco (rivolta ad un bambino con un legnetto in mano)………

Un’altra tendenza dei bambini abbastanza comune è stata quella di utilizzare per tempi lunghi, un solo oggetto naturale (ad es. una conchiglia).
La maggior parte degli scambi e delle contaminazioni dei giochi fra i bambini sono avvenute soprattutto nei momenti finali dell’attività, come se si fosse privilegiata inizialmente l’esigenza espressiva individuale rispetto alla condivisione. Ovviamente più si moltiplicano le occasioni di gioco, più i bambini tendono alla complessità (costruzione di paesaggi e storie) e a sperimentare più frequentemente le collaborazioni. Da sottolineare fra i bambini più grandi la presenza spesso di leader che propongono e coinvolgono gli altri bambini.

Un esempio di come questa attività possa risultare affascinante, coinvolgente e utile per i bambini è quello di S., un bambino straniero di 21 mesi, inserito da poco, che non toccava il cibo, né altri materiali, e voleva essere imboccato. Le educatrici gli hanno proposto la scatola azzurra. Ha iniziato osservando da lontano ciò che facevano gli altri e poi con molta diffidenza si è avvicinato alla scatola e ha iniziato a raccogliere e rimettere dentro con la punta delle dita alcuni granelli di sabbia caduti sul tavolino. Il gioco gli è stato proposto più volte e gradualmente il bambino ha toccato e manipolato la sabbia (soprattutto facendo sparire le mani sotto la sabbia e rimanendo alcuni secondi immobile, per poi tirarle fuori e iniziare da capo). Dopo poco ha iniziato a mangiare da solo e a toccare il cibo con le mani, senza più preoccuparsi di sporcarsi.

Quello precedentemente descritto è solo di un esempio della molteplicità di esperienze che questo gioco può offrire, a partire dal coinvolgimento emotivo e affettivo e arrivando ad esperienze sensoriali (il contatto con i materiali naturali rappresenta la qualità essenziale di questa attività), di raggruppamento logico/seriale, di creazione di storie o di composizioni estetiche.

Un grazie a tutte le colleghe che con disponibilità e passione, e non senza difficoltà, hanno partecipato alla sperimentazione, permettendo una ricchezza di scambi di esperienze e riflessioni educative preziose per tutto il gruppo, e cioè le colleghe dei nidi:

  • Alberomago
  • Dolcenido
  • La Girandola
  • Lagodrago
  • La Pinetina
  • Nidoremì
  • Oasi

e degli spazi gioco:

  • Coccole e Giochi
  • Pane e Cioccolata
  • Peter Pan
  • Tre Civette sul comò